Ho visto principianti commettere gli stessi cinque errori per anni. La buona notizia? Basta conoscerli per evitarli.
Se stai muovendo i primi passi con i tarocchi — o se li leggi già da qualche mese ma senti che qualcosa non funziona — probabilmente stai facendo almeno uno di questi errori. Non preoccuparti: ci siamo passati tutti, me compresa. Non sono una tragedia, sono tappe normali del percorso. L’importante è riconoscerli, perché una volta che li vedi, smettono di bloccarti.
Ti guido attraverso ognuno di questi cinque errori, ti spiego perché succede e — soprattutto — cosa fare al suo posto.
Errore 1: Consultare il libretto a ogni carta
Sì, lo so. Il libretto è lì, dentro la scatola, e all’inizio sembra indispensabile. E in effetti all’inizio serve. Nessuno nasce sapendo che il Quattro di Coppe parla di insoddisfazione o che il Cavaliere di Bastoni porta energia e azione.
Il problema è quando dopo mesi di pratica apri ancora il libretto prima di aver guardato davvero la carta. Quando lo fai, stai delegando la tua interpretazione a qualcun altro. E così facendo, non sviluppi mai l’unica cosa che trasforma una lettura meccanica in una lettura vera: la tua intuizione.
Cosa fare invece
La prossima volta che peschi una carta, prova questo:
- Guarda l’immagine per almeno 30 secondi prima di fare qualsiasi altra cosa
- Annota cosa senti tu — non cosa “dovresti” sentire, ma cosa ti arriva: un’emozione, un ricordo, un colore che ti colpisce, una sensazione fisica
- Solo dopo, se vuoi, confronta con il libretto
L’obiettivo non è buttare via il libretto, è che diventi un confronto e non una stampella. Dopo qualche settimana di questo esercizio, ti accorgerai che le tue interpretazioni intuitive sono spesso più precise di quelle del manuale. Perché il manuale è generico; tu stai leggendo per una situazione specifica.
Errore 2: Ripetere la stesa finché non esce la risposta che vuoi
Questo è il classico. Fai una stesa sull’amore, escono carte che non ti piacciono — magari il Cinque di Spade o la Torre — e pensi: “No, non è possibile. Rifaccio.”
Mescoli di nuovo, poni la stessa domanda, peschi altre carte. E se neanche quelle ti convincono? Ancora un’altra stesa. E un’altra. Finché non esce qualcosa di vagamente positivo e ti dici: “Ecco, questa è quella giusta.”
Il problema è doppio:
- Le carte non cambiano idea. Se un messaggio arriva forte e chiaro, ripetere la domanda non lo cancella. Al massimo lo confonde.
- Ripetere erode la tua fiducia nel processo. Se scegli sempre la risposta che preferisci, a cosa ti servono i tarocchi? Potresti semplicemente raccontarti quello che vuoi sentire senza mescolare un mazzo.
La regola d’oro
Una domanda, una stesa. Punto.
Se la risposta non ti piace, siediti con quella sensazione. Chiediti perché ti disturba così tanto. Spesso il disagio che senti davanti a una carta “negativa” è esattamente il segnale che quella carta ha colpito nel segno.
Se dopo qualche giorno hai bisogno di chiarimenti, puoi fare una nuova stesa con una domanda diversa — non la stessa riformulata. E come regola generale, lascia passare almeno una settimana prima di tornare sullo stesso argomento.
Errore 3: Spaventarsi per le carte “brutte”
Ah, le carte che fanno paura. La Torre con il suo fulmine. La Morte con lo scheletro. Il Diavolo con le catene. Se leggi i tarocchi da poco, probabilmente il cuore ti si è fermato per un secondo quando ne è uscita una.
Capisco perfettamente. Ma ti dico una cosa che cambierà il tuo rapporto con queste carte: nessuna carta dei tarocchi è “cattiva”. Nemmeno una. Sono messaggi, non sentenze.
Cosa significano davvero
La Morte non parla mai — e dico mai — di morte letterale. Parla di trasformazione. Un ciclo si chiude, qualcosa che ha fatto il suo tempo sta finendo, e al suo posto arriva qualcosa di nuovo. È la carta del cambiamento profondo, della rinascita. Sì, può fare paura, perché il cambiamento fa paura. Ma non è una minaccia.
La Torre rappresenta il crollo di strutture che non funzionavano più. Quella relazione che tenevi in piedi per abitudine? Quel lavoro che ti stava soffocando? La Torre dice: “Sta per cadere, e sarà un bene.” Il crollo è improvviso e può sembrare devastante nel momento, ma libera lo spazio per costruire qualcosa di più solido.
Il Diavolo parla delle tue catene — ma attenzione, delle catene che tu stessa ti metti. Dipendenze, zone di comfort tossiche, relazioni in cui resti perché hai paura di stare sola, abitudini che sai che ti fanno male. Il Diavolo non ti condanna: ti mostra cosa ti tiene legata e ti chiede se sei pronta a liberarti.
Capire queste carte è il passaggio da principiante a lettrice consapevole. Quando smetti di temerle e inizi ad ascoltarle, le tue letture fanno un salto di qualità enorme. Ne parlo in dettaglio anche nella guida ai tarocchi, dove dedico un capitolo intero alle carte più fraintese.
Errore 4: Fare troppe letture in un giorno
Lo capisco: quando scopri i tarocchi, la tentazione è fortissima. Vuoi chiedere tutto. L’amore, il lavoro, quel messaggio che non è ancora arrivato, cosa pensa di te quella persona, se dovresti cambiare casa, se il tuo gatto ti vuole bene davvero.
Il risultato? Alla quinta lettura della giornata sei confusa, le risposte si contraddicono e non sai più cosa pensare. Non è colpa delle carte — è che stai bombardando il mazzo (e te stessa) di domande senza lasciare spazio alla riflessione.
Trova il tuo ritmo
La regola che funziona per la maggior parte delle persone è: massimo 1-2 letture al giorno. E sinceramente? Una sola lettura ben fatta vale più di cinque frettolose.
Scegli la domanda che ti sta più a cuore in quel momento. Prenditi il tempo di formulare bene la domanda — niente sì/no, ma qualcosa di aperto tipo “Cosa devo sapere riguardo a…” o “Quale energia circonda questa situazione?” Fai la tua stesa, interpretala con calma, annotala.
Qualità batte quantità, sempre. I tarocchi rispondono meglio quando gli dai spazio per parlare, non quando li insegui con una raffica di domande.
Errore 5: Non tenere un diario
Questo è l’errore silenzioso. Non sembra grave, ma è quello che più rallenta la tua crescita come lettrice.
Senza un diario delle letture, succede questo: fai una stesa lunedì, ti sembra chiarissima, sei convinta che la ricorderai. Venerdì non ricordi più quale carta era in quale posizione. Dopo un mese, non ricordi nemmeno di aver fatto quella lettura.
E il danno vero è che non noti i pattern. Magari il Tre di Coppe ti esce ogni volta che chiedi dell’amicizia. Magari la Regina di Spade appare sempre quando stai per prendere una decisione importante. Questi pattern sono oro puro per la tua pratica — ma senza un diario, li perdi.
Cosa scrivere nel diario dei tarocchi
Non deve essere un saggio. Bastano poche righe per ogni lettura:
- Data e ora
- Domanda che hai posto
- Carte uscite e in quale posizione
- Prime impressioni — cosa hai sentito a caldo, prima di pensarci troppo
- Interpretazione — cosa pensi che le carte stiano dicendo
- Riscontro serale — a fine giornata, è successo qualcosa che conferma o chiarisce la lettura?
Anche un quaderno semplice va benissimo. Non serve un’agenda elegante. L’importante è scrivere, perché scrivere ti costringe a formulare i pensieri e li fissa nella memoria. Dopo tre mesi di diario, riguarderai le prime pagine e ti stupirai di quanto sei cresciuta.
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Il sesto “errore” che errore non è: sentirsi insicuri
Questo non è un vero errore, ma merita di essere detto perché ci passano tutti. Quel senso di “non sono ancora pronta”, “chi sono io per interpretare le carte”, “e se sbaglio tutto?”.
Lo senti dopo una settimana. Lo senti dopo un mese. A volte lo senti anche dopo un anno.
È normale. L’insicurezza non è un segnale che stai sbagliando — è un segnale che stai crescendo. Se ti sentissi già sicura al 100% dopo due settimane, probabilmente non staresti prendendo la pratica sul serio.
L’unico modo per migliorare è continuare. Una lettura alla volta, un’annotazione alla volta, un’intuizione confermata alla volta. Non esiste un momento magico in cui ti svegli e sei “pronta”. La prontezza arriva praticando, non aspettando.
Quindi se stai leggendo questo articolo e pensi “sì ma io sono ancora troppo principiante” — no, non lo sei. Sei esattamente dove devi essere. Prendi il mazzo, pesca una carta, guarda cosa ti dice. Comincia da lì.
In pratica
- Guarda la carta prima del libretto: 30 secondi di osservazione, annota le tue impressioni, poi confronta
- Una domanda, una stesa: resisti alla tentazione di ripetere. Se la risposta ti disturba, è un segnale, non un errore
- Le carte “brutte” non esistono: Morte = trasformazione, Torre = liberazione, Diavolo = consapevolezza delle tue catene
- Massimo 1-2 letture al giorno: una lettura fatta bene vale più di cinque frettolose
- Tieni un diario: data, domanda, carte, impressioni, interpretazione, riscontro. È lo strumento numero uno per crescere
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